|
.gif) SETTE DOMANDE SULLA GIORNATA MONDIALE
CONTRO L’OMOFOBIA
1° Quali sono gli scopi pratici di questa Giornata?
Il nostro primo scopo pratico è suscitare iniziative. Potranno
assumere forme molto diverse: un dibattitto a scuola, una mostra in un caffè,
un’animazione di strada, una trasmissione radiofonica, una proiezione in un
circolo di quartiere, una tavola rotonda organizzata da un partito politico, un
concorso letterario lanciato da un giornale, una campagna di sensibilizzazione
condotta da un sindacato, eccetera. Queste iniziative potranno essere promosse
da associazioni LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e trans), da organizzazioni di
difesa dei diritti umani, ma anche da cittadine e cittadini di ogni provenienza.
In effetti, molte persone che non si interessavano particolarmente
all’omosessualità si sentono oggi sempre più coinvolte dal problema
dell’omofobia.
Il secondo scopo della Giornata è coordinare e rendere visibili le
iniziative. Se hanno luogo lo stesso giorno, saranno più visibili ed
efficaci. E se questo giorno diventa un appuntamento annuale, i media e
l’opinione pubblica saranno molto più attenti ai problemi sollevati, e potranno
osservare meglio i progressi compiuti o il deteriorarsi della situazione.
D’altra parte, i coordinatori della Giornata potranno fare un resoconto delle
varie iniziative, informare i giornalisti e favorire la collaborazione tra le
persone che operano nel campo.
Questo progetto ha un terzo obiettivo: iscrivere la Giornata nel calendario
nazionale del maggior numero di paesi e poi, perché no, farla adottare a livello
internazionale. Evidentemente è un obiettivo remoto, forse utopistico. Ma il
riconoscimento ufficiale non è solo un simbolo – senza contare che i simboli
sono, come sappiamo, una cosa essenziale. Esso contribuirà a far durare questa
battaglia nel tempo. Permetterà inoltre di mostrare che la lotta all’omofobia
non riguarda solo le persone omo-, bi- o trans, ma interessa l’autorità pubblica
e la volontà collettiva della società.
2° È meglio parlare di omofobia o di LGBTfobia?
La parola «LGBTfobia» permetterebbe di tener conto delle lesbiche, dei gay,
dei bisessuali e dei trans. Purtroppo, si rischia di perdere in leggibilità
quello che si vorrebbe guadagnare in visibilità. Al giorno d’oggi la parola
«omofobia» è conosciuta, e riconosciuta, in un gran numero di paesi. La parola
«LGBTfobia», invece, è pressoché sconosciuta in quasi tutti i paesi del mondo.
D’altra parte, alcuni suggeriscono addirittura LGBTQfobia per includere i
«queer». In fondo, perché no? Secondo noi, tutto dipende dal contesto. Una
«Giornata Mondiale contro la LGBTfobia» rischierebbe evidentemente di non essere
capita dal grande pubblico, e a maggior ragione di non essere riconosciuta dalle
istanze nazionali o internazionali. Non ci guadagneremmo molto. È per questo che
preferiamo la formula «Giornata Mondiale Contro l’Omofobia», a patto di
ricordare continuamente al grande pubblico che la nostra battaglia non riguarda
solo l’omosessualità maschile, ma che si tratta anche delle lesbiche, dei
bisessuali e dei trans. In questo contesto, l’espressione LGBT ci sembra molto
utile per mettere in rilievo la varietà dei problemi affrontati. In effetti,
l’omofobia riguarda le lesbiche (lesbofobia), i gay (gayfobia) e le persone
bisessuali (bifobia). Ci impegniamo inoltre a combattere contro la transfobia,
che, pur distinguendosi dall’omofobia in quanto riguarda l’identità di genere e
non l’orientamento sessuale, rinvia comunque a dispositivi sociali che sono
spesso vicini alle logiche omofobe in senso stretto. In altre parole, rifiutiamo
ogni monopolio. Parliamo di «Giornata Mondiale Contro l’Omofobia», ma
teniamo anche a ricordare al grande pubblico che ci battiamo per i diritti
delle lesbiche, dei gay, dei bisessuali e dei trans, cioè per le persone
LGBT, e in genere contro tutte le discriminazioni.
3° E le altre discriminazioni? Questa Giornata contro
l’Omofobia non rischia di occultarle?
No. È vero che bisogna considerare la Discriminazione come un fenomeno
generale; ma bisogna anche combatterla nelle sue forme specifiche – e
l’omofobia è una di queste forme. Altrimenti, il discorso e l’azione rischiano
di rimanere astratti, indifferenziati, o addirittura confusi. È del resto una
delle ragioni per cui la Giornata Mondiale delle Donne è importante. Essa mette
l’accento specificamente sulla disuguaglianza tra i sessi. Allo stesso
modo, la Giornata Mondiale Contro l’Omofobia consentirà di mettere l’accento
specificamente sulla disuguaglianza tra le sessualità. Tuttavia, la lotta
all’omofobia sfocia necessariamente nell’affermazione dei diritti sessuali in
generale, che si tratti di sesso, di identità di genere o di orientamento
sessuale. Per questo si ricollega alla battaglia contro il sessismo; e del resto
non è un caso che le persone più sessiste siano spesso anche le più omofobe. Ma
si ricollega anche alla lotta contro l’Aids e contro tutte le infezioni
sessualmente trasmissibili, dato che non si può praticare l’autonomia sessuale
senza un minimo accesso all’informazione e alle cure. La lotta all’omofobia
sfocia infine nell’affermazione dei diritti umani in generale. Del resto, le
associazioni LGBT si impegnano spesso ben al di là delle problematiche sessuali,
e agiscono all’unisono con altri movimenti sociali. In queste condizioni, la
Giornata Mondiale Contro l’Omofobia favorirà l’avvicinamento tra le
associazioni LGBT e le associazioni di difesa dei diritti umani.
4° In che cosa la Giornata Mondiale si distingue dalla Marcia
dell’Orgoglio LGBT?
Questi due eventi si distinguono appunto nella misura in cui si completano
a vicenda:
- a livello di principio: le Marce mettono l’accento sull’orgoglio delle
lesbiche, dei gay, dei bisessuali e dei trans che rifiutano l’obbrobrio; la
Giornata Mondiale, invece, mostra che la vera vergogna è l’omofobia, che va
decostruita nelle sue logiche sociali e combattuta concretamente. - a livello
pratico: attraverso la Marcia dell’Orgoglio, scendiamo nelle strade per far
sentire la nostra voce alla società civile; attraverso la Giornata Mondiale,
entriamo nella società civile per portare il dibattito dentro le istituzioni, le
scuole, i quartieri, eccetera. Come si vede, le due strategie sono perfettamente
simmetriche e complementari.
D’altra parte, le persone che, pur essendo sensibili al problema
dell’omofobia, pensano di non aver posto in una Marcia dell’Orgoglio LGBT,
potrebbero dare comunque il loro contributo attraverso l’alternativa
rappresentata dalla Giornata Mondiale Contro l’Omofobia. Analogamente, ma su
scala internazionale, nei paesi in cui è impossibile organizzare una Marcia
dell’Orgoglio, si potrebbe condurre un’azione contro l’omofobia in occasione
della Giornata Mondiale, soprattutto quando l’omosessualità non è condannata -
almeno ufficialmente - dalle leggi in vigore. In tal senso, la Giornata Mondiale
può rappresentare una leva politica in grado di prolungare l’azione delle Marce
presso le persone o i paesi che non possono (o non vogliono) iscriversi nella
logica di queste ultime. Ma, nell’insieme, è chiaro che queste due iniziative
sono al tempo stesso necessarie e complementari.
5° Parlare di omofobia non significa crogiolarsi in un
atteggiamento da vittime?
È poco probabile che le vittime dell’omofobia abbiano voglia di crogiolarsi
in un simile ruolo. Gli atti e i discorsi omofobi sono una realtà che non si può
(più) ignorare. Il nostro scopo è appunto denunciare le violenze passate e
presenti per prevenire, o almeno limitare, le violenze future. Il problema non è
l’omosessualità, ma l’omofobia: dobbiamo dunque concentrare i nostri sforzi in
questo senso.
Che lo vogliamo o no, siamo tutte e tutti figli dell’omofobia. Ma la
battaglia che conduciamo contro di essa, prima di tutto dentro di noi, ci rende
più forti di essa. Lungi dall’ispirarci un atteggiamento vittimistico, la
conoscenza dei meccanismi dell’omofobia sociale fa di noi soggetti più autonomi.
Per questo l’affermazione di una politica LGBT non può prescindere dalla
decostruzione delle logiche che la rendevano fino allora impossibile, e che la
rendono ormai necessaria.
6° La Giornata Mondiale assumerà ovunque la stessa forma?
È poco probabile. Dato che l’omofobia assume forme molto diverse a seconda
degli spazi geografici e sociali, anche le risposte all’omofobia saranno
sicuramente molto diverse.
In molti paesi del Sud il problema consiste nel matrimonio coatto
(eterosessuale, naturalmente), soprattutto per le donne; in molti paesi del Nord
è il divieto del matrimonio (omosessuale, naturalmente) a essere al centro del
dibattito. In certi ambienti gli uomini sono esclusi o linciati sulla pubblica
piazza, mentre le donne sono imprigionate o punite nel silenzio dei ginecei. In
certi casi l’omofobia agisce in nome di Dio, in altri in nome della Scienza. A
volte l’omosessualità è condannata ma i transgender sono «tollerati», a volte è
il contrario. A seconda dei casi, la bisessualità è considerata un male minore o
il colmo del vizio, eccetera.
Insomma, le situazioni sono molteplici, e il lavoro di coordinazione generale
non potrà che sottolineare il carattere originale e specifico delle iniziative
condotte qua e là. Da qualche decennio a questa parte hanno visto la luce
numerose azioni molto positive. Le Marce dell’Orgoglio si svolgono un po’ in
tutto il mondo, e sono sempre più numerose. Nel 1996, il Sudafrica ha aperto la
strada (seguito poco dopo dall’Ecuador) affermando nella sua costituzione
l’eguaglianza tra tutti i cittadini, qualunque ne sia il sesso, l’identità o
l’orientamento sessuale. D’altra parte, esiste da qualche anno negli Stati Uniti
una giornata del ricordo per le vittime di atti transfobici, che viene ormai
celebrata da varie associazioni anche in Spagna, Francia, Cile e Canada. E dal
2003 il Canada organizza una Giornata nazionale contro l’omofobia, alla quale
dobbiamo ispirarci.
Infine, al di là delle iniziative locali o nazionali, due fatti attirano la
nostra attenzione nella misura in cui coinvolgono le istanze internazionali. Il
primo riguarda la recente risoluzione presentata dal Brasile alla Commissione
per i Diritti Umani delle Nazioni Unite per far riconoscere i diritti delle
persone LGBT. Naturalmente, non possiamo che appoggiare questa iniziativa e
speriamo che possa essere votata quanto prima, malgrado gli ostacoli incontrati
finora. Il secondo fatto è un po’ meno recente, ma non meno significativo: il
17 maggio 1990, l’Assemblea generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
cancellava l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Così facendo,
intendeva mettere fine a più di un secolo di omofobia medica. Di conseguenza ci
auguriamo che, in accordo con questa logica storica, anche l’Alto Commissariato
per i Diritti Umani e la Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite
condannino l’omofobia nelle sue manifestazioni politiche, sociali e culturali
riconoscendo questa Giornata. La decisione dell’OMS rappresenta per noi una data
storica e un simbolo forte: proponiamo dunque che questa Giornata mondiale
abbia luogo ogni anno il 17 maggio.
7° Qual è dunque il calendario delle prossime azioni?
In un primo tempo, sulla base del testo proposto, vogliamo ottenere il
maggior numero possibile di firme, via internet o su carta, nel maggior numero
possibile di paesi. Le firme possono venire da associazioni LGBT, associazioni
legate alla difesa dei diritti umani, sindacati, partiti politici, cittadine,
cittadini, eccetera. Ci auguriamo anche di ottenere l’appoggio dell’ILGA
(International Lesbian and Gay Association) e delle sue branche continentali in
occasione delle prossime riunioni (a Katmandu, Budapest e Santiago del Cile).
Dopo aver riunito il maggior numero possibile di appoggi, vorremmo fissare
per il 17 maggio 2005 la prima Giornata Mondiale Contro l’Omofobia. In
tutti i paesi in cui sarà possibile, la petizione potrà essere consegnata
ufficialmente alle autorità nazionali quello stesso giorno, in modo simbolico.
Questo non può che rafforzare la dimensione internazionale del nostro impegno, e
aiutare chi vive in paesi dove iniziative del genere sono ancora impossibili.
Dopodiché, potremo fare un primo bilancio che permetterà di migliorare e
ampliare le iniziative degli anni a venire. Speriamo che la nostra richiesta
possa essere presentata alle Nazioni Unite già il secondo anno o, eventualmente,
il terzo o il quarto, cioè non appena la Giornata mondiale sarà diventata
abbastanza importante da poter essere presentata in modo significativo.
Evidentemente non sappiamo quando le Nazioni Unite riconosceranno la legittimità
e l’importanza delle nostre azioni, ma ciò non ci impedisce di continuare la
nostra battaglia contro l’omofobia e per i diritti delle lesbiche, dei gay, dei
bisessuali e dei trans in tutti i paesi del mondo.
Louis-Georges Tin Manchester, agosto 2004
|