|
Proposta di Legge
Istituzione della “Giornata nazionale contro
l’Omofobia”
Colleghe e colleghi deputati!
Omosessuali, lesbiche e transessuali sono fortemente
discriminati in tutto il mondo. In almeno ottanta
Stati gli atti omosessuali sono condannati dalla
legge come atti criminali oppure sono oggetto di
persecuzione amministrativa o sociale.
Ciononostante, secondo un’opinione diffusa, oggi
l’omosessualità sarebbe più libera che mai:
onnipresente per strada, sui giornali, in
televisione e al cinema.
Alcuni la considerano del tutto accettata. Lo
testimonierebbero le recenti conquiste legislative,
in più paesi, culminate nel riconoscimento di unioni
civili o Pacs, fino alla garanzia, nei paesi sotto
questo profilo più avanzati, del diritto per le
coppie gay di contrarre matrimonio, in piena parità
di diritti con le coppie eterosessuali.
La realtà – specie nel nostro paese – è molto
differente.
Nonostante le indubbie conquiste degli ultimissimi
decenni, il secolo ‘breve’ ha registrato, nel
periodo nazista, la sanguinosa deportazione nei
campi di concentramento dei “triangoli rosa” e nei
paesi del comunismo reale il dramma della
deportazione dei gay nei gulag; ma anche negli
stessi Stati Uniti e in molti paesi della stessa
Europa occidentale, la persecuzione legale degli
omosessuali non è cessata che negli anni sessanta e,
negli Usa, pur dopo gli eccessi del periodo
maccartista, non ha avuto formalmente termine che
dopo una recentissima sentenza della Corte Suprema,
che ha posto fine alla persecuzione penale, ancora
prevista fino ad allora dalle leggi vigenti in
alcuni degli Stati membri. Questi casi rappresentano
solo testimonianze macroscopiche di omofobia.
Anche l’Italia, lungo il Novecento, ha fortemente
discriminato omosessuali lesbiche e transessuali.
Lo ha fatto il fascismo che ha relegato gli
omosessuali al confino o almeno al silenzio e alla
clandestinità. Ha proseguito l’opera la Democrazia
Cristiana che aveva però preferito delegare il
controllo di amori che la cultura dominante definiva
“abbietti”, “pericolosi” e “vergognosi” alla Chiesa
cattolica. Fino agli inizi degli anni Settanta il
silenzio era la condizione di bieca sofferenza a cui
erano relegati gli omosessuali italiani.
Solo qualche raro caso, come lo scandalo dei
“balletti verdi”, del 1960, che vide 187 omosessuali
innocenti inquisiti e gettati in pasto all’opinione
pubblica dai media, ci dà lontanamente l’idea della
tremenda discriminazione che ha pesato sulle spalle
e sulla coscienza di centinaia di migliaia di
cittadini italiani e sulle loro famiglie. Se
guardiamo a tempi più recenti il bilancio di
sofferenza e discriminazione si fa appena meno
pesante. Il nostro paese non si è ancora dotato di
una efficace legge antidiscriminatoria: anzi, la
direttiva europea antidiscriminatoria è stata di
recente (asseritamente) “recepita” in modo da
rendere la discriminazione paradossalmente più
agevole di quel che non fosse in precedenza, sulla
base di norme più generali; e siamo uno degli ultimi
paesi europei che non ha regolarizzato la condizione
di migliaia di coppie gay che vedono quotidianamente
negati i propri diritti, soprattutto nei momenti più
tragici dell’esistenza. In Italia l’omofobia è
palese. Sono, ormai, tristemente celebri le
espressioni volgari e insultanti con cui alcuni
Ministri della Repubblica si sono riferiti, nel
corso di questa legislatura, agli omosessuali. Tali
espressioni sono solo la “cartina al tornasole” di
un paese che vive ancora con difficoltà la piena
accettazione dell’omosessualità. Da una parte,
soprattutto nelle grandi città, dopo anni di lotte,
si respira un’atmosfera più tollerante, ma anche nei
luoghi in cui l’atmosfera è più serena, purtroppo,
l’omofobia rimane in agguato. Lo dimostra, ad
esempio, il recente pestaggio di una coppia a Roma
che come unica colpa aveva quella di tenersi mano
nella mano. I numerosi suicidi “inspiegabili” di
molti adolescenti italiani, poi, nascondono molto
spesso la non accettazione del proprio orientamento
sessuale e l’interiorizzazione dell’omofobia sociale
e culturale.
Nel mondo, poi, le condizioni di vita di lesbiche e
gay sono sovente tragiche.
In diversi paesi gli atti omosessuali sono
condannati dalla legge (Algeria, Senegal, Camerun,
Etiopia, Libano, Kuwait, Nicaragua, e inoltre Siria,
Angola, Liberia, Oman, Marocco, Libia...). La
condanna, in molti casi, supera i dieci anni di
reclusione (Nigeria, India, Malesia, Giamaica,
Kenya, Sri Lanka...). A volte, la legge prevede
l’ergastolo (Guyana, Uganda, ...) e in una decina di
nazioni la pena di morte può essere ancora applicata
agli omosessuali, e non di rado viene effettivamente
applicata (Iran, Arabia Saudita, Sudan, Yemen,
Mauritania, Cecenia ...).
Recentemente, diversi Presidenti africani, hanno
brutalmente riaffermato la volontà di lottare contro
l’omosessualità che considerano una piaga sociale.
In alcuni paesi, che pur non perseguono penalmente
l’omosessualità, le persecuzioni assumono forme
differenti. A titolo esemplificativo, l’Egitto, pur
non avendo una legge espressamente antigay,
incarcera gli omosessuali, come nel caso dei
cinquantadue arrestati nella discoteca “Queen Boat”
nel 2001, ventitré dei quali poi condannati, per
“depravazione”.
A seconda delle aree geografiche o delle condizioni
sociali, l’omofobia può assumere diverse forme:
-
In numerosi paesi del Sud del mondo gli
omosessuali accedono forzatamente al matrimonio
tradizionale;
-
in alcuni paesi occidentali, come l’Italia, le
unioni omosessuali non sono ancora riconosciute
dalla legge;
-
In molti paesi, Italia inclusa, non esiste
un’efficace legislazione antidiscriminatoria;
-
In alcuni contesti gli omosessuali sono esclusi o
linciati mentre le lesbiche sono rinchiuse e
punite nel silenzio di mura domestiche che si
trasformano in carcere;
-
La discriminazione di transessuali e
transgender è pressoché universale.
Per questo, se è importante pensare alla
discriminazione come un ad fenomeno generale, è
anche necessario combatterla nelle sue
manifestazioni specifiche. E l’omofobia è una di
queste manifestazioni.
L’istituzione di una Giornata nazionale contro
l’omofobia è un piccolo ma necessario passo
nella battaglia contro ogni discriminazione.
Così come, per esempio, la Giornata della donna
è volta a sensibilizzare l’opinione pubblica
sull’ineguaglianza di trattamento tra donne e
uomini, allo stesso modo la Giornata nazionale
contro l’omofobia permetterà di sensibilizzare
l’opinione pubblica sul tema della violenza e della
discriminazione subita dai cittadini a causa del
loro orientamento sessuale.
La lotta contro l’omofobia mira all’affermazione dei
diritti e delle libertà di tutti, e della “pari
dignità sociale dei cittadini”, come richiesto
dall’art. 3 della Costituzione: che si tratti di
sesso, di genere, di identità di genere o
dell’orientamento sessuale.
Ecco perché questa giornata si inserisce a pieno
titolo nella lotta contro il sessismo tipico anche
della società italiana, storicamente ancora segnata
dai disvalori del machismo, del sessismo e
dell’omofobia.
Il 17 maggio 1990 l’Assemblea generale
dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha
eliminato l’omosessualità dalla lista delle malattie
mentali. L’OMS ha così lanciato un segnale
inequivocabile teso al superamento del pregiudizio
scientifico e della conseguente discriminazione
sociale ai danni di gay, lesbiche e transessuali che
ne derivava.
Questa giornata nazionale è più di un atto
simbolico.
Ha lo scopo di articolare l’azione e la riflessione
pubbliche per lottare contro tutte le violenze
fisiche, morali o simboliche legate all’orientamento
sessuale o all’identità di genere.
La Giornata nazionale contro l’omofobia
intende suscitare, sostenere e coordinare tutte le
iniziative che contribuiscono all’uguaglianza tra i
cittadini in materia di diritti civili su tutto il
territorio italiano.
La sua introduzione ufficiale faciliterà la
diffusione di un clima di solidarietà e rispetto e
si inserirà in una più generale azione di difesa dei
diritti civili e umani.
L’istituzione di questa giornata potrà costituire un
impegno chiaro di fronte alla comunità
internazionale, che si è già mobilitata contro
numerose forme di discriminazione e di violenza
sociale.
Come preludio all’introduzione di una Giornata
mondiale contro l’omofobia, la presente proposta
di legge, sull’esempio di quanto già previsto in
Canada e della Proposta di legge presentata al
Parlamento belga, invita il Governo Italiano a
introdurre una Giornata nazionale contro
l’omofobia il 17 maggio di ogni anno.
La proposta fa appello agli Stati e alle
Organizzazioni internazionali affinché esse
iscrivano questa giornata nell’agenda ufficiale
delle Nazioni Unite.
Art.1
La Repubblica Italiana riconosce il 17 maggio quale
“Giornata nazionale contro l’omofobia”, al fine di
promuovere una cultura del rispetto e della
tolleranza e di contrastare i pregiudizi e le
discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale
e dall’identità di genere.
Articolo 2
In occasione della Giornata nazionale contro
l’omofobia” sono organizzate iniziative, incontri,
in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e
grado, al fine di sensibilizzare i cittadini alla
lotta contro l’intolleranza, il dileggio, la
discriminazione motivata dall’orientamento sessuale
o dall’identità di genere e affinché si affermino
anche in questo campo uguaglianza di diritti e pari
dignità sociale.
Franco Grillini (Democratici di Sinistra - L'Ulivo)
Alba Sasso
(Democratici di Sinistra - L'Ulivo)
Titti De Simone (Rifondazione Comunista)
Giovanni Russo Spena
(Rifondazione Comunista)
Enzo Ceremigna (Gruppo Misto - SDI - Unità
Socialista)
Katia Zanotti
(Democratici di Sinistra - L'Ulivo)
Giovanna Grignaffini
(Democratici di Sinistra - L'Ulivo)
Mauro Bulgarelli (Gruppo Misto - Verdi - L'Unione)
Marco Lion
(Gruppo Misto - Verdi - L'Unione)
Lello Di Gioia
(Gruppo Misto - SDI - Unità Socialista)
altri
|